Conoscere Giambattista Basile (undicesima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Petrosinella trattenemiento primmo de la iornata seconna”

Il viaggio attraverso la Casa dell’Orco

… (continua dalla decima puntata) Dopo il passaggio di rango il mito centrale del Cunto e della modernità è il viaggio. Il viaggio del curioso e del mercante, del prete o del soldato è un elemento di disordine per la società dei ranghi ma è un impagabile bisogno per la modernità. Con il viaggio si abbandona una condizione e un luogo e ci si avvia verso l’ignoto. Il luogo dell’ignoto può essere simbolico o quello dei viaggi alla moda o dell’avventura. Nel viaggio sono previste le zuffe con i vetturini, le truffe degli osti, le coltellate dei gabellieri, i pericoli tra i banditi, le diarree alla vista dei ladri (Cunto 1.9).
Il viaggio fiabesco è connesso con l’idea della morte. Il viaggio è sempre un transito verso uno dei luoghi della Casa dell’Orco – i boschi senza luce, le grotte o i precipizi, la notte, dove si incontrano i guardiani dell’oltretomba – gli orchi e le fate, che modificano il destino del viaggiatore. Il viaggio inizia con un allontanamento dalla casa della famiglia d’origine e dai suoi conflitti. Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (nona puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Lo ‘ngnoranne trattenemiento ottavo de la iornata terza”

Il Cunto

… (continua dall’ottava puntata) Il Cunto si confrontava con una letteratura sofisticata e creativa. Di qui la frequenza delle citazioni occulte, delle manipolazioni, dei rifacimenti, della scrittura alla maniera di.
Tutta una serie di segnali lega questi racconti alle pratiche correnti nella cultura della città. Il Cunto è un’opera di passatempo (intrattenimiento). Molti passi indicano come fosse recitata con varie modalità abituali nella “conversazione”, nel racconto “intorno al fuoco” delle famiglie – dove parlavano i vecchi ed ascoltavano i bambini – e nell’aggregato emergente degli ascoltatori-lettori della librettistica popolare e delle sue storie. Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (settima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “le sette cotenelle trattenemiento quarto della iornata quarta”

Un modello narrativo del barocco europeo e l’invenzione della fiaba

…(continua dalla sesta puntata) Intrecci e persone di molti dei racconti de Lo cunto de li cunti (il racconto dei racconti) di Giambattista Basile hanno avuto un’ampia circolazione nelle culture europee: Cenerentola, la Bella addormentata del bosco, il Gatto parlante e sapiente, i Bambini sperduti nel bosco e altre. Per più di tre secoli molti motivi di queste storie sono stati variamente tradotti, rifatti, rimaneggiati, manipolati, riscritti, adattati a lettori e ascoltatori diversi.
Una imponente diffusione ha avuto il modello narrativo del Cunto. E’ stato il primo punto di riferimento per la costituzione di un nuovo genere letterario poi chiamato racconto fiabesco o fiaba e variamente collocato nel sistema dei generi letterari e del racconto sino alla fine della modernità e poi nella cultura dell’industrialismo.
Il Cunto ha cominciato a circolare nella tradizione letteraria italiana ed europea dal momento della sua pubblicazione (1634-1636). Ma quasi sempre attraverso canali paralleli ed estranei a quelli istituzionali della società letteraria (la “repubblica dei letterati”). Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (sesta puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come al solito allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Le doie pizzelle trattenimiento settimo de la iornata quarta”

La folgorazione per il dialetto napoletano

…(continua dalla quinta puntata) Quando cominciò il poeta a servirsi della lingua napoletana? Senza dubbio ad Acerenza (e poi a Giugliano) il Basile aveva scritto e completato le cinque giornate che costituiscono il Cunto, a cui però è pensabile stesse lavorando già da prima, o già da prima che avesse avuto l’idea del libro; così come è probabile che già all’incirca dal 1615 dovesse applicarsi alle egloghe delle Muse napolitane e verosimilmente averle anche ultimate, senza però dcidersi a pubblicarle.
Che cosa lo spinse a scrivere in dialetto? La consapevolezza di essere ormai, come scrittore in lingua, soltanto un imitatore di se stesso (che già imitava dal Marino e in genere dalla letteratura encomiastica del tardo cinquecento)? Il proposito di riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa dell’amico Giulio Cesare Cortese (è la motivazione “ufficiale” ch’egli dà nell’avvertenza alle Muse)? Oppure, più freudianamente, l’istinto a misurarsi sullo stesso terreno coltivato con successo dal Cortese dimostrando di saperlo uguagliare e, magari, superare? E perché, allora, l’uso di uno pseudonimo che nascondesse il suo vero nome? Perché, in vita, non dette alle stampe i suoi lavori dialettali? Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (quinta puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo una favola presa da “Lo Cunto” e letta da Peppe Barra: “La papara, trattenemiento primmo de la iornata quinta”

Di nuovo al nord, alla corte dei Gonzaga

Nel maggio del 1610 Adriana si trasferisce a Mantova chiamata alla corte dei Gonzaga. Già da un paio di anni, attraverso il proprio agente a Napoli, il duca Vincenzo Gonzaga, appassionato musicofilo, aveva avviato trattative per avere presso di sé la cantante, e solo dopo molti tentennamenti e precise condizioni – fra le altre quella di recarvisi con tutta la famiglia –  Adriana si risolse a lasciare la corte dei Carafa di Stigliano e con essa la città.
La sua fama ormai circolava in tutta Italia (al confronto il Basile, per quanto anch’egli conosciuto negli ambienti artistici, resta ancora il “fratello” della bella Adriana: soltanto dopo la pubblicazione e la grande affermazione critica oltre che di pubblico del “Cunto de li Cunti” i ruoli si invertiranno e si potrà dire, come oggi è più naturale e legittimo dire, che Adriana Baroni è stata la “sorella” del Basile). E nella stessa attività di cantatrice si affermerà anche una delle figlie di Adriana, quella Leonora Baroni che conterà fra i propri ammiratori l’autore del Paradiso Perduto, il poeta inglese John Milton il quale, fra il 1638 ed il 1639, la sentì cantare a Roma accompagnata sulla cetra dalla madre Adriana, restandone entusiasta e fortemente turbato. Continua a leggere

conoscere Giambattista Basile (quarta puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come al solito allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “La facce de crapa trattenemiento ottavo de la iornata primma”.

Il ritorno a Napoli ed il legame con la sorella Adriana

Abbiamo visto nella precedente puntata Giambattista Basile impegnato tra Venezia e Candia. Da adesso in poi si aprirà il più concreto e fruttuoso periodo della sua vita (dal punto di vista di letterato s’intende).

Il Basile si vide accolto a Napoli con l’espansiva generosità che la città ha sempre riservato agli uomini in qualche modo “arrivati”; e così sin dai primi momenti del suo ritorno può attendere all’attività che più gli stava a cuore, cioè scrivere: dal 1608 al 1612 all’incirca, con un’assidua  infaticabile applicazione al lavoro, riuscì a crearsi anche nella sua città una piccola ma solida fama di poeta.

Le sue prime produzioni in lingua furono, Il Pianto della Vergine, composto a imitazione della Lagrime di San Pietro di Tansillo, che apparve nel 1608 appena pochi mesi dopo il ritorno a Napoli Continua a leggere

conoscere Giambattista Basile (terza puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

In questa puntata sul Basile allegherò un’altra favola da “Lo Cunto” letta da Peppe Barra: La serva d’aglie, trattenemiento sesto de la iornata terza.

Venezia e Candia

… Venezia viveva la stagione del suo pieno splendore, anche se impercettibili segnali potevano già prefigurarne il declino. La particolare scenografica struttura urbana della città a specchio del canale e dei suoi rii, quella febbre liquida che strema il fondo delle case, quella luce che a certi momenti del giorno trasforma l’architettura in elemento pittorico, il lento ciangottante sussulto delle gondole a riva nell’attesa di clienti, a contrasto con la congestione multicolore e vivace degli abitanti e dei “foresti” Continua a leggere

conoscere Giambattista Basile (seconda puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

In questo e nelle prossime puntate dedicate al Basile allegherò al testo una lettura di una favola presa direttamente da Lo Cunto, letta da Peppe Barra. Purtroppo le registrazioni non sono perfette ma sono comunque godibili.

Carattere del Basile ed i suoi rapporti con Giulio Cesare Cortese

… Il Basile dunque nacque a Giugliano da Giangiacomo Basile e da Landonia Milone da decorosa e numerosa famiglia. Ebbe vari fratelli e sorelle, tutti più o meno artisti e cortigiani, in maniera preminente sugli altri Adriana, nata attorno al 1580 e conosciuta con l’epiteto di La bella Andreana: famosa cantante e strumentista presso le vari corti italiane, soprattutto a Mantova, dove fu chiamata su segnalazione di Claudio Monteverdi e dove un anno dopo dal suo arrivo venne nominata “virtuosa” di corte (che rappresenta il massimo livello per l’epoca). Molto vicina al fratello Giambattista, sia artisticamente che praticamente aiutandolo in molto momenti della vita. Continua a leggere