I Briganti Salernitani (terza puntata)

… Di fronte al pericolo di essere privati, sia pure soltanto in parte, della loro ricchezza che consente loro di mantenere una posizione di preminenza nei loro paesi, gli esponenti della ricca borghesia, che non si sono mai preoccupati dei bisogni e delle legittime aspirazioni delle classi più povere, si serviranno del movimento liberale per conservare le proprie ricchezze e mantenere le maggiori cariche cittadine, strumento di prepotenza e di angherie e mezzo per accrescere le proprie fortune. (Tommaso Pedio, La Basilicata Borbonica, Lavello 1986)

(continua dalla seconda parte)
… Quando i fatti assunsero la portata di una diffusa rivolta contadina e sociale, il governo affidò al generale Enrico Cialdini l’alto comando militare e la luogotenenza. Era luglio 1861 e Cialdini mise in campo il VI Corpo di Armata, composto da ventiduemila uomini. Non bastando a fronteggiare un fenomeno le cui proporzioni aumentavano di giorno in giorno, si ricorse alla Guardia Nazionale Mobile, imbottendola di ex camicie rosse.
Cialdini ottenne dei buoni risultati, ma ai moderati non piacquero i suoi flirt con la sinistra e in ottobre, Ricasoli affidò la responsabilità del 6° Gran Comandante Militare al generale Alfonso La Marmora, nominandolo anche prefetto di Napoli. Investito di poteri eccezionali, La Marmora ricorse allo stato di assedio, rese attivi i plotoni di esecuzione, riempì le carceri e mise il bavaglio a tutti quei giornali napoletani, che avevano la pessima abitudine di non nascondere quanto accadeva.
Ma non potè nulla con la stampa estera che diffuse dati agghiaccianti sulla guerriglia: da gennaio a ottobre 1861 si erano sollevati centinaia di uomini, i morti erano stati 9860, i feriti 10.640, sei i paesi distrutti, 918 case bruciate, 60 ragazzi e 40 donne uccisi, 13.629 gli imprigionati. Continua a leggere

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