Conoscere Giambattista Basile (decima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Sapia liccarda trattenemiento quarto de la iornata terza

Le metamorfosi

… (continua dalla nona puntata) Le metamorfosi del Cunto hanno come riferimento la straordinaria fortuna e le virtualità delle Metamorfosi di Ovidio, che erano anche un soggetto popolare ed erano diventate un libro emblematico dell’instabilità del mondo. Le Metamorfosi erano l’mmagine più vicina alla trasformazioni che premevano sulla società dei ranghi, che venivano attribuite al gioco della fortuna e che contrassegnavano il mutamento della modernità. La metamorfosi era l’argomento centrale di questi racconti.
Tutti nel Cunto e alla fine del racconto cambiano il loro status, nell’amore e nella ricchezza o nel dolore e nella morte accedendo ai ranghi superiori e a condizioni di vita privilegiate. Il racconto fiabesco racconta sempre di un cambiamento di status. Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (nona puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Lo ‘ngnoranne trattenemiento ottavo de la iornata terza”

Il Cunto

… (continua dall’ottava puntata) Il Cunto si confrontava con una letteratura sofisticata e creativa. Di qui la frequenza delle citazioni occulte, delle manipolazioni, dei rifacimenti, della scrittura alla maniera di.
Tutta una serie di segnali lega questi racconti alle pratiche correnti nella cultura della città. Il Cunto è un’opera di passatempo (intrattenimiento). Molti passi indicano come fosse recitata con varie modalità abituali nella “conversazione”, nel racconto “intorno al fuoco” delle famiglie – dove parlavano i vecchi ed ascoltavano i bambini – e nell’aggregato emergente degli ascoltatori-lettori della librettistica popolare e delle sue storie. Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (ottava puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Li mise trattenemiento secunno de la iornata quinta”

Il Cunto

… (continua dalla settima puntata) Nel Cunto si trova per la prima volta individuata, scomposta e riorganizzata una serie di componenti in un modello che in seguito si è infiltrato e diffuso nelle tradizioni del racconto europeo attraverso canali che hanno aggirato le procedure ed i riti della società letteraria.
Il Cunto è un sofisticato racconto multiplo. Ha una struttura ad “albero speculare”. Nel corso di un racconto (il 50°, la storia di Zoza, la principessa che non ride, e di Taddeo, il principe già sepolto) vengono raccontati altri 49 racconti e varie serie di microstorie. il 49° racconto – I tre cedri – ha un intreccio speculare rispetto al 50° racconto e può essere considerato una mise-en-abyme dell’opera.

Una teoria dello specchio – il mondo è doppio e c’è un rapporto speculare tra realtà e finzione – è frequente in questa e nelle altre opere di Basile ed è un tema dominante nella cultura barocca.
E’ una teoria che viene estesa alla scrittura letteraria e si forma in parallelo alle nuove scienze che rivelano come le leggi della natura siano occulte e non compaiano nelle sua manifestazioni. La realtà è, anche per le scienze, soltanto apparenza. Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (settima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “le sette cotenelle trattenemiento quarto della iornata quarta”

Un modello narrativo del barocco europeo e l’invenzione della fiaba

…(continua dalla sesta puntata) Intrecci e persone di molti dei racconti de Lo cunto de li cunti (il racconto dei racconti) di Giambattista Basile hanno avuto un’ampia circolazione nelle culture europee: Cenerentola, la Bella addormentata del bosco, il Gatto parlante e sapiente, i Bambini sperduti nel bosco e altre. Per più di tre secoli molti motivi di queste storie sono stati variamente tradotti, rifatti, rimaneggiati, manipolati, riscritti, adattati a lettori e ascoltatori diversi.
Una imponente diffusione ha avuto il modello narrativo del Cunto. E’ stato il primo punto di riferimento per la costituzione di un nuovo genere letterario poi chiamato racconto fiabesco o fiaba e variamente collocato nel sistema dei generi letterari e del racconto sino alla fine della modernità e poi nella cultura dell’industrialismo.
Il Cunto ha cominciato a circolare nella tradizione letteraria italiana ed europea dal momento della sua pubblicazione (1634-1636). Ma quasi sempre attraverso canali paralleli ed estranei a quelli istituzionali della società letteraria (la “repubblica dei letterati”). Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (sesta puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come al solito allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Le doie pizzelle trattenimiento settimo de la iornata quarta”

La folgorazione per il dialetto napoletano

…(continua dalla quinta puntata) Quando cominciò il poeta a servirsi della lingua napoletana? Senza dubbio ad Acerenza (e poi a Giugliano) il Basile aveva scritto e completato le cinque giornate che costituiscono il Cunto, a cui però è pensabile stesse lavorando già da prima, o già da prima che avesse avuto l’idea del libro; così come è probabile che già all’incirca dal 1615 dovesse applicarsi alle egloghe delle Muse napolitane e verosimilmente averle anche ultimate, senza però dcidersi a pubblicarle.
Che cosa lo spinse a scrivere in dialetto? La consapevolezza di essere ormai, come scrittore in lingua, soltanto un imitatore di se stesso (che già imitava dal Marino e in genere dalla letteratura encomiastica del tardo cinquecento)? Il proposito di riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa dell’amico Giulio Cesare Cortese (è la motivazione “ufficiale” ch’egli dà nell’avvertenza alle Muse)? Oppure, più freudianamente, l’istinto a misurarsi sullo stesso terreno coltivato con successo dal Cortese dimostrando di saperlo uguagliare e, magari, superare? E perché, allora, l’uso di uno pseudonimo che nascondesse il suo vero nome? Perché, in vita, non dette alle stampe i suoi lavori dialettali? Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (quinta puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo una favola presa da “Lo Cunto” e letta da Peppe Barra: “La papara, trattenemiento primmo de la iornata quinta”

Di nuovo al nord, alla corte dei Gonzaga

Nel maggio del 1610 Adriana si trasferisce a Mantova chiamata alla corte dei Gonzaga. Già da un paio di anni, attraverso il proprio agente a Napoli, il duca Vincenzo Gonzaga, appassionato musicofilo, aveva avviato trattative per avere presso di sé la cantante, e solo dopo molti tentennamenti e precise condizioni – fra le altre quella di recarvisi con tutta la famiglia –  Adriana si risolse a lasciare la corte dei Carafa di Stigliano e con essa la città.
La sua fama ormai circolava in tutta Italia (al confronto il Basile, per quanto anch’egli conosciuto negli ambienti artistici, resta ancora il “fratello” della bella Adriana: soltanto dopo la pubblicazione e la grande affermazione critica oltre che di pubblico del “Cunto de li Cunti” i ruoli si invertiranno e si potrà dire, come oggi è più naturale e legittimo dire, che Adriana Baroni è stata la “sorella” del Basile). E nella stessa attività di cantatrice si affermerà anche una delle figlie di Adriana, quella Leonora Baroni che conterà fra i propri ammiratori l’autore del Paradiso Perduto, il poeta inglese John Milton il quale, fra il 1638 ed il 1639, la sentì cantare a Roma accompagnata sulla cetra dalla madre Adriana, restandone entusiasta e fortemente turbato. Continua a leggere

conoscere Giambattista Basile (quarta puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come al solito allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “La facce de crapa trattenemiento ottavo de la iornata primma”.

Il ritorno a Napoli ed il legame con la sorella Adriana

Abbiamo visto nella precedente puntata Giambattista Basile impegnato tra Venezia e Candia. Da adesso in poi si aprirà il più concreto e fruttuoso periodo della sua vita (dal punto di vista di letterato s’intende).

Il Basile si vide accolto a Napoli con l’espansiva generosità che la città ha sempre riservato agli uomini in qualche modo “arrivati”; e così sin dai primi momenti del suo ritorno può attendere all’attività che più gli stava a cuore, cioè scrivere: dal 1608 al 1612 all’incirca, con un’assidua  infaticabile applicazione al lavoro, riuscì a crearsi anche nella sua città una piccola ma solida fama di poeta.

Le sue prime produzioni in lingua furono, Il Pianto della Vergine, composto a imitazione della Lagrime di San Pietro di Tansillo, che apparve nel 1608 appena pochi mesi dopo il ritorno a Napoli Continua a leggere

conoscere Giambattista Basile (terza puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

In questa puntata sul Basile allegherò un’altra favola da “Lo Cunto” letta da Peppe Barra: La serva d’aglie, trattenemiento sesto de la iornata terza.

Venezia e Candia

… Venezia viveva la stagione del suo pieno splendore, anche se impercettibili segnali potevano già prefigurarne il declino. La particolare scenografica struttura urbana della città a specchio del canale e dei suoi rii, quella febbre liquida che strema il fondo delle case, quella luce che a certi momenti del giorno trasforma l’architettura in elemento pittorico, il lento ciangottante sussulto delle gondole a riva nell’attesa di clienti, a contrasto con la congestione multicolore e vivace degli abitanti e dei “foresti” Continua a leggere

conoscere Giambattista Basile (seconda puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

In questo e nelle prossime puntate dedicate al Basile allegherò al testo una lettura di una favola presa direttamente da Lo Cunto, letta da Peppe Barra. Purtroppo le registrazioni non sono perfette ma sono comunque godibili.

Carattere del Basile ed i suoi rapporti con Giulio Cesare Cortese

… Il Basile dunque nacque a Giugliano da Giangiacomo Basile e da Landonia Milone da decorosa e numerosa famiglia. Ebbe vari fratelli e sorelle, tutti più o meno artisti e cortigiani, in maniera preminente sugli altri Adriana, nata attorno al 1580 e conosciuta con l’epiteto di La bella Andreana: famosa cantante e strumentista presso le vari corti italiane, soprattutto a Mantova, dove fu chiamata su segnalazione di Claudio Monteverdi e dove un anno dopo dal suo arrivo venne nominata “virtuosa” di corte (che rappresenta il massimo livello per l’epoca). Molto vicina al fratello Giambattista, sia artisticamente che praticamente aiutandolo in molto momenti della vita. Continua a leggere

conoscere Giambattista Basile (prima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

In pochi testi e in poche antologie italiane viene trattato in modo esaustivo Giambattista Basile. Bisogna aspettare studi universitari specifici per conoscerlo o forse riconoscerlo. Tenterò nei miei infiniti limiti di presentare questo uomo di lettere, questo “scrittore unico nel suo genere per il Seicento italiano. Dalla penna e dall’immenso estro letterario e linguistico dell’autore da una parte, e dall’osservazione meticolosa della realtà e dei racconti popolari del suo tempo,  Benedetto Croce”.

La querelle della data e del luogo di nascita

Oggi si ritiene che il Basile sia nato il 25 febbraio del 1566 a Giugliano, anche se Benedetto Croce la fissa data al 1575 ed Continua a leggere