Treni, annus horribilis. Ora tocca all’Abruzzo.

Questa volta ci troviamo in Abruzzo. A partire dal 12 dicembre 2011 è stata soppressa la tratta Sulmona-Castel di Sangro, una linea ferroviaria molto particolare che attraversa paesaggi mozzafiato nel cuore degli appennini, unica nel suo genere, tanto da essere rinominata la “Transiberiana Italiana“.

Una linea ferroviaria storica, nata nel 1892, come parte integrante di una via ferrata che collegava le regioni centrali con la vecchia capitale del sud, Napoli.
Proviamo a ricostruire in parte la sua storia ricordando una data fondamentale:  Il 15 ottobre del 1860 Garibaldi, insediatosi da circa un mese a Napoli come dittatore, annullò tutte le convenzioni in atto per le costruzioni ferroviarie, e ne stipulò una nuova con la Società Adami e Lemmi di Livorno ( La Adami e Lemmi fu reinserita nella concessione, stipulata nell’aprile 1861 dal governo Ricasoli I. Fu incaricata di realizzare i tratti ferroviari di Taranto-Reggio Calabria, Messina-Siracusa e Palermo-Catania, oltre 900 km di strada ferrata). Continua a leggere

Francesco Durante (quarto ascolto)

In questo quarto ascolto continuo con altri due concerti sempre nell’interpretazione del Concerto Köln: il concerto No. 5 in La maggiore ed il concerto No. 8 detto “La Pazzia” in La maggiore.


… Continua dal terzo ascolto

Francesco Durante non pago del prestigio e della posizione assunti nella vita musicale napoletana egli tentò anche di ottenere il posto di primo maestro, già di Leo, presso la Cappella reale. A questa carica si accedeva per concorso. Insieme con Durante, vi presero parte Giuseppe de Majo, Giuseppe Marchitti, Nicola Sala e altri ancora. La commissione esaminatrice era formata da Giovanni Battista Costanzi (Roma), Giacomo Antonio Perti (Bologna), Niccolò Jommelli e Johann Adolph Hasse (Venezia). L’esame ebbe luogo il 21 aprile 1745. La prova effettuata da Durante consistette nell’elaborazione, sopra un cantus firmus tratto dall’Introito Protexisti me Deus della “Messa di un Martire” (Tempo pasquale), di un motetto a cinque voci (SSATB) in severo stylus antiquus. Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (nona puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Lo ‘ngnoranne trattenemiento ottavo de la iornata terza”

Il Cunto

… (continua dall’ottava puntata) Il Cunto si confrontava con una letteratura sofisticata e creativa. Di qui la frequenza delle citazioni occulte, delle manipolazioni, dei rifacimenti, della scrittura alla maniera di.
Tutta una serie di segnali lega questi racconti alle pratiche correnti nella cultura della città. Il Cunto è un’opera di passatempo (intrattenimiento). Molti passi indicano come fosse recitata con varie modalità abituali nella “conversazione”, nel racconto “intorno al fuoco” delle famiglie – dove parlavano i vecchi ed ascoltavano i bambini – e nell’aggregato emergente degli ascoltatori-lettori della librettistica popolare e delle sue storie. Continua a leggere

Francesco Durante (terzo ascolto)

In questo terzo ascolto di Durante continuo a proporvi altri due concerti sempre nell’interpretazione del Concerto Köln: il concerto No. 3 in Mi bemolle maggiore ed il concerto No. 4 in Mi minore.


Vita di Francesco Durante

Settimo di undici figli di Orsola Capasso e Gaetano Durante, Francesco Durante nacque a Frattamaggiore (Aversa) il 31 marzo 1684. Suo padre, un pettinatore di lana, prestava anche servizio come sagrestano e cantore presso la chiesa parrocchiale di S. Sosio a Frattamaggiore, dove si era sposato il 31 ottobre 1674 e dove aveva battezzato tutti i suoi figli.
Non si sa che istruzione abbia ricevuto il piccolo Francesco fino al 1699, anno della morte del padre (18 marzo). Dopo questa data il Durante si trasferì a Napoli presso lo zio Angelo Durante e venne accolto come convittore presso il Conservatorio di Sant’ Onofrio. Qui, oltre a seguire le lezioni di contrappunto e composizione dello zio studiò anche violino con Gaetano Francone. La sua permanenza al Sant’ Onofrio è comunque attestata fino al 1705. Il 13 giugno di quell’anno egli riuscì a far rappresentare a Napoli il suo primo e ultimo lavoro di genere teatrale: uno scherzo drammatico intitolato ‘Prodigii della divina misericordia verso i divoti del glorioso S. Antonio di Padua“.
Ancora avari di notizie sono gli anni che vanno da questo periodo al 1728, quando venne nominato primo maestro del Conservatorio dei Poveri di Gesù di Napoli. Di sicuro si sa che nel 1710 insegnò al Sant’Onofrio per appena sei mesi. A prestar fede a una lettera, datata 10 settembre 1746, del compositore e teorico senese Girolamo Chiti e indirizzata a padre Martini, Durante avrebbe vissuto per qualche tempo a Roma e sarebbe stato “scolaro di Pitoni” e, forse, anche di Bernardo Pasquini. Continua a leggere

Francesco Durante (secondo ascolto)

Continuiamo la scoperta di Francesco Durante con i suoi Concerti nell’interpretazione del Concerto Köln (sul canale youtube per ora ne troverete due, il concerto No. 1 in Fa minore ed il concerto No. 2 in Sol minore).


Nello scorso articolo ho voluto presentare Francesco Durante con una sua opera sacra: le “Lamentationes Jeremiae Prophetae“.

Riprendiamo quindi dalla frase di Jean Jacques Rousseau che scriveva nel suo Dictionnaire de Musique che Durante doveva essere considerato “le plus grande harmoniste d’Italie, c’est-a-dir du monde”.

Questo giudizio – osservava acutamente Francesco Degradaespresso in un’epoca nella quale avevano da poco concluso la loro attività creativa personalità della statura di Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Hándel, Jean Philippe Rameau, quando Cristoph Willibad Gluck e Joseplì Haydn erano già musicisti affermati e Mozart si affacciava alla ribalta della notorietà, riflette l’altissima considerazione della quale Durante godette presso una consistente corrente critica nel corso del Settecento“.
Al contrario, il disinteresse della musicologia (non soltanto nostrana) nei suoi confronti in tempi recenti è evidente e il silenzio intorno alla sua vasta produzione musicale che predilesse sommamente i generi vocale e strumentale e ignorò il teatro d’opera è, a dir poco, imbarazzante. Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (ottava puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Li mise trattenemiento secunno de la iornata quinta”

Il Cunto

… (continua dalla settima puntata) Nel Cunto si trova per la prima volta individuata, scomposta e riorganizzata una serie di componenti in un modello che in seguito si è infiltrato e diffuso nelle tradizioni del racconto europeo attraverso canali che hanno aggirato le procedure ed i riti della società letteraria.
Il Cunto è un sofisticato racconto multiplo. Ha una struttura ad “albero speculare”. Nel corso di un racconto (il 50°, la storia di Zoza, la principessa che non ride, e di Taddeo, il principe già sepolto) vengono raccontati altri 49 racconti e varie serie di microstorie. il 49° racconto – I tre cedri – ha un intreccio speculare rispetto al 50° racconto e può essere considerato una mise-en-abyme dell’opera.

Una teoria dello specchio – il mondo è doppio e c’è un rapporto speculare tra realtà e finzione – è frequente in questa e nelle altre opere di Basile ed è un tema dominante nella cultura barocca.
E’ una teoria che viene estesa alla scrittura letteraria e si forma in parallelo alle nuove scienze che rivelano come le leggi della natura siano occulte e non compaiano nelle sua manifestazioni. La realtà è, anche per le scienze, soltanto apparenza. Continua a leggere

Trattamento dei cadaveri nel mezzogiorno preunitario (seconda parte)

Nello scorso articolo l’argomento è stato semplicemente introdotto. Qui continuiamo a parlare soprattutto di doppia sepoltura.

Doppia sepoltura: esperienza popolare della morte nella Napoli contemporanea

L’autorità religiosa, nell’opera di riforma delle pratiche tradizionali connesse ai riti di passaggio, intervenne principalmente, giova ripeterlo, sul concetto di durata; nella sfera funebre questo si tradusse nell’eliminazione di momenti intermedi tra morte fisica e definitivo approdo del defunto nell’aldilà. Lo spazio fluido, dinamico del viaggio e dell’indugiare dell’anima lungo il suo cammino venne inquadrato nella geometria del Purgatorio; parallelamente, sul terreno delle modalità di sepoltura, l’abolizione della durata portò allo sradicamento delle doppie esequie: vero supporto rituale della rappresentazione mentale della morte come processo graduale e progressivo. Continua a leggere

Francesco Durante (primo ascolto)

Vi propongo come primo ascolto di Francesco Durante le “Lamentationes Jeremiae Prophetae” (caricate dal mio canale youtube)

Ho diviso l’intera opera in 3 video e le indicazioni le troverete direttamente sul canale youtube.

Musicista sommo della “Scuola Napoletana” definito da Rousseau “le plus grand harmoniste de l’Italie, c’est à dire du monde“.

Se vogliamo fare un discorso sulla figura di Francesco Durante dobbiamo tener presente che egli non rappresenta assolutamente uno qualunque dei numerosi musicisti partecipi della prestigiosa attività musicale napoletana del Settecento, bensì un suo esponente di primo rango e un vero e proprio caposcuola.
Infatti egli insegnò in tre degli allora quattro conservatori  di Napoli, cioè nel Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, a S. Onofrio a Capuana e a S. Maria di Loreto avendo un duplice incarico negli ultimi due per dieci anni prima della sua morte. I suddetti conservatori, ai quali bisogna aggiungere quello di S. Maria Pietà dei Turchini, vennero fondati durante il cinquecento, e all’origine la loro funzione era quella di accogliere ed educare gli orfani.
Tuttavia col tempo essi si svilupparono gradualmente e divennero importanti luoghi per la formazione musicale, e di conseguenza tra gli allievi ci furono sempre alunni  esterni paganti, cioè non orfani che venivano chiamati “convittori”. Continua a leggere

Trattamento dei cadaveri nel Mezzogiorno preunitario (prima parte)

Introduzione

Il grande scrittore scozzese Robert Louis Stevenson lasciò degli ultimi anni di vita trascorsi viaggiando tra le isole dei mari del Sud un resoconto straordinario (In the south seas). Era la scoperta della pervasiva presenza della morte all’ombra degli scenari seducenti che avevano incantato tanta parte della cultura europea dell’epoca. Quelle pagine mossero dal loro terreno letterario un potente stimolo alla riflessione delle scienze sociali, ponendo all’attenzione del pensiero socio-antropologico dati di grande e fertile interesse.
L’invito indirizzato alla teoria e gli interrogativi posti da quelle esotiche descrizioni furono raccolti da Robert Hertz, giovane studioso impegnato nel gruppo di lavoro riunito intorno all’Année sociologique e alla guida di Émile Durkheim e Marcel Mauss.
Ad avviare le riflessioni di Hertz le note di un gesuita francese, padre Joseph-François Lafitau, che così scriveva ricordando i propri viaggi nei paesi di missione: «presso molte popolazioni selvagge i corpi morti sono inizialmente collocati in un sepolcro come in un deposito provvisorio, solo dopo un certo tempo vengono celebrati nuovi funerali attraverso i quali, con nuovi riti funebri, si estingue il debito dovuto al defunto».

Con l’obiettivo di ricostruire le coordinate mentali della morte, l’elaborazione con cui la coscienza collettiva riveste un dato di natura come la scomparsa di un proprio membro, si riusciva a passare dal livello del lavoro rituale a quello delle rappresentazioni mentali. Il risultato era la scoperta di una chiave interpretativa di validità generale con cui Hertz sentiva di poter Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (settima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “le sette cotenelle trattenemiento quarto della iornata quarta”

Un modello narrativo del barocco europeo e l’invenzione della fiaba

…(continua dalla sesta puntata) Intrecci e persone di molti dei racconti de Lo cunto de li cunti (il racconto dei racconti) di Giambattista Basile hanno avuto un’ampia circolazione nelle culture europee: Cenerentola, la Bella addormentata del bosco, il Gatto parlante e sapiente, i Bambini sperduti nel bosco e altre. Per più di tre secoli molti motivi di queste storie sono stati variamente tradotti, rifatti, rimaneggiati, manipolati, riscritti, adattati a lettori e ascoltatori diversi.
Una imponente diffusione ha avuto il modello narrativo del Cunto. E’ stato il primo punto di riferimento per la costituzione di un nuovo genere letterario poi chiamato racconto fiabesco o fiaba e variamente collocato nel sistema dei generi letterari e del racconto sino alla fine della modernità e poi nella cultura dell’industrialismo.
Il Cunto ha cominciato a circolare nella tradizione letteraria italiana ed europea dal momento della sua pubblicazione (1634-1636). Ma quasi sempre attraverso canali paralleli ed estranei a quelli istituzionali della società letteraria (la “repubblica dei letterati”). Continua a leggere