A proposito del ruolo dello storico nel contesto sud Italia

Rispondendo, più di un mese fa, ad un articolo dello storico siciliano Giuseppe Casarrubea pubblicato sul suo blog, mi sono reso conto di quanto Tommaso Pedio (altro storico del sud) avesse individuato un importante problema.

L’articolo in questione esaminava molto da vicino il fenomeno dei Forconi in Sicilia e prendeva le distanze dal movimento e dal suo metodo di manifestare, rintracciando cause e ragioni più o meno condivisibili. Quello che però viene fuori, al di là del movimento dei Forconi (di cui ho parlato già qua), è sicuramente il ruolo dello storico nella società contemporanea e ancor di più il ruolo dello storico del sud Italia immerso nella propria terra.

Il blog di Casarrubea pone in epigrafe una frase altisonante: “Occorre conoscere il passato per dare risposte al futuro”.
In pratica si riconosce alla storia un ruolo risolutivo, attraverso acquisizioni del passato ci si libera degli errori nel futuro; ribaltando la frase verrebbe da pensare che chi non conosce il passato non può dare risposte al futuro.
Ma il passato è codificato e racchiuso nelle strette maglie della storiografia, che ad ogni nuova acquisizione storica cambia la considerazione di quel tale avvenimento o di quel tale personaggio storico. Continua a leggere

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I Pupi “risorgimentali” di Mimmo Cuticchio

Ieri sera, su suggerimento di un amico palermitano, mi collego su radio3 e mi godo la prima assoluta dell’opera: “O a Palermo o all’inferno – ovvero lo sbarco di Garibaldi in Sicilia” di Mimmo Cuticchio (ideatore scenico e regista) con la compagnia Figli d’Arte Cuticchio presso il Teatro Studio di Roma (Parco della Musica). Nella parte finale dell’articolo troverete i link per riascoltare la diretta di radio3.
Mimmo Cuticchio è un oprante, puparo e cuntista. Le innovazioni e le contaminazioni da lui operate, pur nel sostanziale rispetto della tradizione, lo collocano, a pieno titolo, tra i maggiori rappresentanti Continua a leggere

Don A.

Il signor A., mio vicino di casa, suona alla porta.
” sì… chi è?” urlo dalla cucina, “sono A.” sento rispondere dal pianerottolo.
Vado velocemente alla porta, apro “Salve, vi stavo aspettando. Entrate, prendete un caffè, l’ho appena fatto!” mi faccio avanti sul corridoio, lo accompagno in cucina e gli mostro la caffettiera ancora calda sul tavolo. Preparo la tazzina con un solo cucchiano di zucchero e inizio a girare…

Il signor A. mi regala una riggiola (sic!), una mattonella dal nascosto valore antropologico. Mi racconta di aver raccolto i pezzi alla città della scienza di Napoli e di averli incollati per ridare vita a quella riggiola.
Una mattonella con un’incisione:

Gioventù siate desti in voi stessi quando vi occorre l’ascensore vi sono due pulssandi varianti premete quello che vi occorre cioè non tutti e due diversamente non fate altro che la vostra biografia tenebrosa della quale vive in voi cercate di essere riflessivi nel vostro io inconscio… (aggia scennere o aggia saglì) 1996

un documento di estremo interesse, il testo inciso sulla riggiola sarà stato di un/a ragazzo/a alle prese con un “esperimento” su terracotta. Ovviamente le parole non hanno la pretesa di significare qualcosa in senso stretto ma subito notiamo “pullsandi”, l’errore ortografico. Un errore di poco conto se si tiene conto del dialetto del soggetto, anzi della lingua del soggetto: il napulitano (riconosciuta lingua dall’UNESCO). Nella lingua napoletana vi sono spesso sostituzioni di D con T e molti raddoppiamenti nel suono. Il soggetto ha riportato esattamente i suoni nella parola: da pulsanti a pulssandi il passo è breve.
Il contenuto è scherzoso e lirico allo stesso tempo. Sicuramente lo scrittore associava automaticamente il lirismo ad una canzonatura, ad uno sfottò.

Gioventù siate desti in voi stessi…” un’esortazione quasi aulica, e quando bisogna essere desti? Ce lo dice subito, quando “vi occorre l’ascensore“. Un senso dell’ironia, voluto o non voluto che però c’è e ci accompagna anche verso la fine “non fate altro che la vostra biografia tenebrosa…” altro momento sospeso con il consiglio finale “…cercate di essere riflessivi nel vostro io inconscio” ancora un momento aulico, questo “io inconscio” è sublime. Nel mezzo una veloce spiegazione dei “pulssandi” e del loro funzionamento.
La chiosa finale è da oscar, un perfetto riassunto dell’intera incisione ma in napoletano. E’ più diretto, colpisce alla pancia del lettore.
aggia scennere o aggia saglì“, un’espressione retorica e riassuntiva, un colpo di genio a mio parere.