Conoscere Giambattista Basile (undicesima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Petrosinella trattenemiento primmo de la iornata seconna”

Il viaggio attraverso la Casa dell’Orco

… (continua dalla decima puntata) Dopo il passaggio di rango il mito centrale del Cunto e della modernità è il viaggio. Il viaggio del curioso e del mercante, del prete o del soldato è un elemento di disordine per la società dei ranghi ma è un impagabile bisogno per la modernità. Con il viaggio si abbandona una condizione e un luogo e ci si avvia verso l’ignoto. Il luogo dell’ignoto può essere simbolico o quello dei viaggi alla moda o dell’avventura. Nel viaggio sono previste le zuffe con i vetturini, le truffe degli osti, le coltellate dei gabellieri, i pericoli tra i banditi, le diarree alla vista dei ladri (Cunto 1.9).
Il viaggio fiabesco è connesso con l’idea della morte. Il viaggio è sempre un transito verso uno dei luoghi della Casa dell’Orco – i boschi senza luce, le grotte o i precipizi, la notte, dove si incontrano i guardiani dell’oltretomba – gli orchi e le fate, che modificano il destino del viaggiatore. Il viaggio inizia con un allontanamento dalla casa della famiglia d’origine e dai suoi conflitti. Continua a leggere

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Francesco Durante: appunti critici / 3

Anche questa volta prima di continuare a parlare di Francesco Durante vi propongo un nuovo ascolto del compositore.
Un meraviglioso Miserere in Do minore scritto per la chiesa di San Nicola di Bari, a 5 voci e basso continuo, nella versione della “Cappella Durante” con Gilbert Grosse Boymann del 2007.
All’inizio di maggio dell’anno 1754 – circa un anno prima della sua morte – Francesco Durante, accompagnato dalla moglie Angela, compì un viaggio a Bari. Nelle sue valigie , tra l’altro, vi era una messa composta da lui stesso, ordinata dal capitolo della Basilica di San Nicola di Bari. Il 9 maggio del 1754, festa del detto Santo, come ricorrenza della translatio reliquiarum per Bari – il Durante poi con un gran numero di cantanti e suonatori, in tutto 17, ivi rappresentò quella sua messa. Scrive Sosio Capasso: “Il viaggio a Bari, con la moglie Angela, fu piacevole ed il Capitolo della Basilica fu tanto soddisfatto della perfetta esecuzione di quella Messa che donò al maestro ed alla sua sposa un piatto dolce preparato dalle monache di S. Scolastica e due garaffoni di cristallo”. Tali due caraffe furono destinate per il liquore, sudore – come credevano i fedeli – delle reliquie del Santo e conosciuto come la Santa Manna di San Nicola. Ecco una dimostrazione della stima straordinaria di cui godeva Durante nel convento. Continua a leggere

Allarme in San Giovanni a Carbonara: in pericolo gli affreschi della Cappella Caracciolo del Sole

Si tratta dei meravigliosi affreschi della Cappella Caracciolo del Sole nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara in Napoli.
Affreschi in pericolo per una paradossale incuria. Ero in visita con amici presso la chiesa ed entrato nella Cappella circolare mi accorgo della mancanza di un vetro nella parte alta a destra.
Si nota infatti la colatura della pioggia che entra dalla finestra e rovina gli affreschi (di seguito alcune foto scattate nella Cappella).

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Parlando con il custode apprendiamo che la richiesta di riparare il vetro (un semplice vetro moderno) è stata avanzata agli enti competenti (soprintendenza NdA) moltissime volte nell’arco di quasi un anno ma nulla si è mosso.

Vorrei lanciare una campagna “privata” per far riparare a spese della collettività QUEL VETRO affinché non ci vengano strappati pezzi di memoria, d’arte e di cultura.
Se qualcuno conosce l’iter burocratico per contattare la Soprintendenza può scrivere direttamente sul blog o contattarmi privatamente attraverso l’indirizzo mail: ammazzandomasaniello@gmail.com

Un po’ di storia sulla Cappella

Si tratta dunque della Cappella della Natività della Beata Vergine Maria, avvolta dagli affreschi di Leonardo da Besozzo e Perinetto da Benevento; fatta edificare in chiave araldica nel 1427 in un vano posteriore all’abside, al di là delle cariatidi del monumento sepolcrale di re Ladislao, da sempre destinata ad accogliere il mausoleo di Sergianni Caracciolo.
Terzogenito dei Caracciolo dalla parte di Francesco, col titolo di duca di Melfi restituitogli solo in età aragonese, come lo ricorda l’epigrafe dedicatoria posta sulla parete dove poggia il mausoleo, notaio e cavaliere alla corte del sovrano angioino, nominato Gran Siniscalco del Regno a partire dall’indubbia posizione di favorito che gli ottenne la intima relazione con la Giovanna seconda regina di Napoli rimasta praticamente sola al comando, alla quale volle, il Siniscalco, mostrare personale radicamento politico e non religioso alla corona, fatto per cui, tradizione vuole, che la stessa regina ne comandò l’assassinio nelle sale di Castel Capuano a Napoli dai sicari del regno una notte d’agosto del 1432. Continua a leggere