Francesco Durante: appunti critici / 1

Vi propongo in questo articolo uno dei pochi studi critici sul Durante effettuato dal musicologo Francesco Degrada per la rivista annuale “Chigiana” nel 1967.

E ripropongo tutti i concerti con l’intera playlist caricata dal canale youtube.

Francesco Durante fu considerato nel Settecento una delle più importanti e rappresentative figure della scena musicale europea: è assai significativo che Jean Jacques Rousseau sia giunto a definirlo, con uno di quei giudizi appassionati e, certo, eccessivi che gli erano propri “le plus grand harmoniste d’Italie, c’est-à-dire du monde” (J.J. Rousseau, Dictionnaire de Musique, Paris 1762).
La diffusione delle sue opere , sia vocali, sia strumentali fu enorme, anche se, secondo il costume del tempo, solo una piccolissima parte fu affidata alle stampe: ne fa fede la loro massiccia presenza, in redazione manoscritta, nelle più importanti biblioteche musicali in Italia e all’estero. Il suo singolare talento di didatta che ebbe modo di esplicarsi in vari conservatori di Napoli, con risultati estremamente lusinghieri, se si pensa che alla sua scuola si formarono musicisti come Giovanni Battista Pergolesi, Tommaso Traetta, Vincenzo Legrenzio Ciampi, Domenico Terradellas, Niccolò Jommelli, Niccolò Piccinni, Antonio Sacchini, Pietro Guglielmi, Fedele Fenaroli (non fu suo allievo il Vinci, contrariamento a quanto asserito da F. Florimo “La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatori“, Napoli 1881, Vol 1, p. 181), proseguì indirettamente tramite le sue opere didattiche per lo studio dell’armonia e della composizione, della tecnica clavicembalista e del canto: i “Partimenti per cembalo“, la “Maniera di ben suonare il cembalo“, le sonate, le toccate, gli studi e i divertimenti, i famosi duetti vocali ricavati da cantate di Alessandro Scarlatti “per studio di maniera di cantare e per esercizio di accompagnare al cembalo“, come suona il titolo di una tra le migliori copie settecentesche dell’opera (Biblioteca del conservatorio di musica Santa Cecilia in Roma). E gli stessi pezzi religiosi furono per lungo tempo considerati esempi di “bello stile” contrappuntistico e di elevata espressione, e come tali proposti quali modelli agli studenti di composizione.

Ma con il tramonto del gusto galante, le opere di Durante seguirono il destino che un’epoca tanto feconda sul piano della creazione di nuove espressioni d’arte, quanto poco sollecita di un interesse storicistico, riservata alla musica del passato, anche il più prossimo: confinate in un primo tempo nell’ambito didattico, uscirono ben presto totalmente dall’attiva pratica musicale e furono lasciate nel silenzio polveroso degli archivi e delle biblioteche.
Non vi è stato in epoca recente, alcun tentativo serio e sistematico di una ricostruzione della biografia e dell’esperienza estetica del compositore di Altamura (di Frattamaggiore n.d.r.). In mancanza di meglio e, salva qualche rara eccezione, ci si è limitati a ricalcare quanto contenuto nelle vecchie compilazioni del Marchese di Villarosa e di Francesco Florimo, che se da una parte offrono il vantaggio di attingere a una tradizione locale diretta, dall’altro hanno il gravissimo difetto di un’impostazione acritica e di una visione dei problemi quanto mai gretta e parziale. E’ così avvenuto che, seguendo quella pista, la personalità di Durante è stata interpretata in un duplice senso limitativo. In primo luogo si è confinata la sua formazione, la sua maturazione e infine la sua influenza artistica in un ambito strettamente provinciale, legandolo alle sorti di una mitica “scuola napoletana” della quale divise con Alessandro Scarlatti l’onore di essere il fondatore; in secondo luogo si è circoscritto il valore della sua opera sul piano di una nobile ma pur sempre arida correttezza accademica.
A ciò contribuì senza dubbio la suggestione esercitata dalla figura umana del Durante, modesta e raccolta, che pareva simboleggiare nella maniera più tipica una concezione strettamente artigianale del fare musicale, aliena da problemi, non tocca da ambizioni estetiche, non animata dal lievito di un fervido Streben morale.

Il Villarosa, che pure aveva conosciuto persone che col musicista erano state in diretto contatto, dava del Durante questo ritratto, affettuoso quanto volutamente “antieroico”, nel quale sono esageratamente calcati, sino a giungere a un’involontaria caricatura, certi tratti indubbiamente autentici, propri della qualità umana di un artista assorbito tutto nel suo lavoro e alieno da ogni forma di sociale raffinatezza:

Ebbe il Durante tre mogli: non giunse mai ad ingentilirsi perfettamente, serbando nel conversare modi alquanto ruvidi, e sforzandosi talvolta di nascondere tal difetto con comparir lepido. Non volle scrivere giammai per teatri; vestì con molta semplicità, e senza alcuna lindura. Invitato talvolta a qualche accademia di musica per fare qualche suo sonata di cembalo, ch’erano capricci sempre a quattro parti, non ricusava di farlo. A principio piaceva; ma indi per bene eseguire si arrossiva sudando, né le sue sonate duravano meno di tre quarti d’ora, cercando dopo un bicchier di vino“. (Memorie dei compositori di musica del Regno di Napoli raccolte dal Marchese di Villarosa, 1840, scaricabile nella sezione “downloads” del blog)

E il Florimo:

Veniva sempre con una semplicità che teneva della negligenza, non avendo inclinazione alcuna, non dico all’eleganza, ma neanche ad una certa decenza. Aveva però un poco di pretensione per la sua parrucca incipriata e inanellata che gli dava una certa gravità, per altro poco in armonia col resto dell’abbigliamento. Per conservarla intatta e non isconciarla, soleva portare il suo cappello triangolare, alla foggia di quel tempo, sotto il braccio sinistro, donde lo rimoveva talvolta nella stagione estiva per riempirlo di fichi freschi, che si dilettava andar mangiando con pacatezza traversando le strade che menavano ai Conservatori, ove racavasi a dare le sue lezioni” (Francesco Florimo, La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatori volume I, p. 182, 1880-1882)

Un appiedato e meschino psicologismo, stanca eredità della Weltanschauung romantica, immiserita a una misura paesana, portava a istituire un arbitrario, meccanico e sostanzialmente infondato legame di causa e d’effetto tra i sommari dati biografici e l’esperienza creativa del musicista.
Senza voler qui affrontare ab imis fundamentis tutti i complessi problemi relativi a una completa ricostruzione biografico-critica, appare indispensabile, anche per il nostro assunto limitato e parziale, puntualizzare almeno alcune questioni fondamentali.

(Fonte: Francesco Degrada: “Appunti critici sui Concerti di Francesco Durante”, in : Chigiana, XXIV – 1967)

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