Treni, annus horribilis. Ora tocca all’Abruzzo.

Questa volta ci troviamo in Abruzzo. A partire dal 12 dicembre 2011 è stata soppressa la tratta Sulmona-Castel di Sangro, una linea ferroviaria molto particolare che attraversa paesaggi mozzafiato nel cuore degli appennini, unica nel suo genere, tanto da essere rinominata la “Transiberiana Italiana“.

Una linea ferroviaria storica, nata nel 1892, come parte integrante di una via ferrata che collegava le regioni centrali con la vecchia capitale del sud, Napoli.
Proviamo a ricostruire in parte la sua storia ricordando una data fondamentale:  Il 15 ottobre del 1860 Garibaldi, insediatosi da circa un mese a Napoli come dittatore, annullò tutte le convenzioni in atto per le costruzioni ferroviarie, e ne stipulò una nuova con la Società Adami e Lemmi di Livorno ( La Adami e Lemmi fu reinserita nella concessione, stipulata nell’aprile 1861 dal governo Ricasoli I. Fu incaricata di realizzare i tratti ferroviari di Taranto-Reggio Calabria, Messina-Siracusa e Palermo-Catania, oltre 900 km di strada ferrata).

Quindi tutti i progetti di strada ferrata nel Regno delle Due Sicilie vennero spazzati via e con essi anche la possibilità di formare società al sud (dove peraltro esisteva il Reale Opificio di Pietrarsa, polo industriale all’avanguardia che nel 1860 occupava 1050 persone contro i soli 480 operai nell’Ansaldo di Genova). E’ doveroso ricordare a questo punto che il Regno aveva pianificato moltissime linee ma con l’unità d’Italia, il progetto di re Ferdinando II di realizzare reti ferroviarie dal Tirreno all’Adriatico fu del tutto abbandonato e non venne più realizzato.

Ma questa linea è una rara eccezione nel panorama post-unitario che però alla luce delle nuove disposizioni diviene simbolo della totale decadenza delle zone dell’ex Regno delle Due Sicilie.
La Sulmona-Castel di Sangro fu voluta fortemente da Giuseppe Andrea Angeloni, un politico italiano nato a Roccaraso nel 1826 e perseguitato dai Borbone essendo un liberale, venne infatti arrestato ed esiliato.
A Genova fece parte del comitato pro-fondi per la spedizione dei Mille di Garibaldi e con l’unità d’Italia, durante il governo Cairoli, fu dapprima deputato, poi sottosegretario ai Lavori Pubblici ed in altre legislature senatore.
Fu quindi Giuseppe Andrea Angeloni uno dei promotori del tratto ferroviario Sulmona-Isernia infatti il 13 giugno 1885 il consiglio dei Lavori Pubblici approvò un progetto per la costruzione di una linea ferroviaria che collegasse la città di Sulmona a quella di Isernia.
Il tracciato è lungo circa 129 km e affronta vari dislivelli, salendo dai 400 m di Sulmona ai 1268 m di Rivisondoli (la cui stazione è la più alta dopo quella del Brennero), per poi riscendere a quota 423 ad Isernia.
Viaggiare lungo il suo percorso significa immergersi in un ambiente appenninico incontaminato e ammirare le migliori ricchezze che quel territorio può offrire.

E’ davvero sintomatico quello che sta succedendo in Italia, questa chiusura della linea Sulmona-Castel di Sangro si somma alle soppressioni dei treni notturni che collegano la Sicilia (ed il sud in generale) al nord e tagli ai treni regionali in Campania ed in Puglia.
Nella falsa “liberalizzazione” moderna in materia di treni la convenienza delle società (“della società” sic!) dei treni non è sicuramente quella di mantenere queste tratte, che beninteso sono ancora parecchio frequentate,  sconvenienti però da un punto di vista imprenditoriale.

Ho già parlato diffusamente di queste cose nei seguenti articoli:

leggere la seconda parte dell’articolo
per le false liberalizzazioni
– storia delle ferrovie nel Regno delle Due Sicilie
I articolo
II articolo

A distanza di circa 130 anni il sogno liberale del Senatore Giuseppe Andrea Angeloni è totalmente in frantumi e lo svuotamento del sud (centro) Italia continua ininterrotto.

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3 thoughts on “Treni, annus horribilis. Ora tocca all’Abruzzo.

  1. Una follia, in una nazione che sta perdendo lpaccesso ai carburanti. Comunque si tratta di svarioni che conosco bene, la rete delle ferrovie locali emiliane è stata in buona parte distrutta.

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