Francesco Durante: appunti critici / 2

Prima di continuare l’articolo critico sul Durante voglio proporvi l’ascolto di un oratorio composto nel 1735, l’oratorio di Sant’Antonio da Padova eseguito per la prima volta a Bologna presso l’Oratorio della Galliera su testo dell’abate Gregorio Terribilino.
A dire il vero, Durante scrisse due oratori dedicati a S. Antonio: mentre la musica del primo, scritto nel 1705, è andata perduta, del secondo conosciamo due partiture manoscritte conservate a Venezia (quello del 1735 appunto). L’uso dei cromatismi, di accordi diminuiti, delle frequenti colorature minori anche in modo maggiore, soprattutto nella declamazione dei recitativi, determinano una costante espressività ed intensità drammatica.


continua dall’articolo precedente

In primo luogo: sia la formazione, sia il campo di attività di Durante travalica la limitata sfera della provincia e della “scuola” napoletana, che – sia detto tra parentesi – non ebbe mai quella fisionomia e quello svolgimento unitario e autonomo che si è voluto attribuirle. Mentre non esiste alcun serio indizio per confermare il tirocinio del musicista sotto la guida di Alessandro Scarlatti, contrariamente a quanto asserito dal Villarosa, è provato che Durante andò a Roma con Ottavio Pitoni e, con ogni probabilità, con Bernardo Pasquini. Continua a leggere

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I Briganti Salernitani (quarta puntata)

Io non sono colpevole di reati comuni poiché il mio stato, il mio carattere e la mia educazione non potevano mai fare di me un volgare malfattore; io non mi mossi e non agii che con intendimenti e scopi meramente politici; talché non si potrebbe chiamarmi responsabile di qualsivoglia reato comune che altri avesse per avventura perpetrato a mia insaputa contro la espressiva mia volontà e contro il chiarissimo ed unico scopo per cui la banda era stata da me radunata
Giuseppe Tardio (Piaggine 1834 – Favignana 1892)

Giuseppe Tardio è una figura controversa del brigantaggio salernitano. Sicuramente fu il capobanda più colto e politicizzato di tutti, ma nel suo curriculum non mancarono atti di banditismo violento anche se egli si vantò sempre di aver ricevuto direttamente da Francesco II, a Palazzo Farnese, il mandato di capeggiare i peones cilentani contro gli “invasori” sabaudi, e si proclamò, orgogliosamente, “Capitano Comandante l’armi borboniche“. Per due anni fu una spina nel fianco del nuovo Stato, che per frenare la sua arrembante azione impegnò guardia nazionale esercito e carabieniei in una terra difficile e sempre pronta a fare esplodere tutte le sue antiche inquietudini. Dai processi e dallo studio dei documenti di archivio risulta che gli uomini alle sue dipendenze, ancorché organizzati militarmente, non superarono il numero di duecento e che mai Tardio comandò azioni di guerriglia oltre il Cilento, dove invece fece sventolare la bandiera del Borbone su una decina di piccoli paesi.

A differenza di Giardullo, di Manzo e degli altri capibanda degli anni ruggenti del brigantaggio, Giuseppe Tardio sapeva leggere e scrivere e conosceva le leggi, la storia, la letteratura e l’arte perché aveva studiato con profitto nel Reale Collegio di Salerno e nel 1858, a 24 anni, si era laureato in giurisprudenza a Napoli. Da giovane professò idee nettamente antiborboniche tanto da finire in prigione per attività sediziosa sia nel giugno del 1859 che nello stesso mese dell’anno successivo. Il 10 dicembre del 1860 fece la conoscenza con il carcere di Laurino, dove ebbe dalle mani di un prete il proclama di Francesco II e, leggendolo, si convinse di dovere obbedienza al giovane re rimasto senza trono. Alla vigilia di Natale evase e si presentò a Palazzo Farnese, dove offrì i suoi servigi al comitato borbonico, ricevendo il mandato di organizzare la lotta armata nelle sue contrade. Continua a leggere

Francesco Durante: appunti critici / 1

Vi propongo in questo articolo uno dei pochi studi critici sul Durante effettuato dal musicologo Francesco Degrada per la rivista annuale “Chigiana” nel 1967.

E ripropongo tutti i concerti con l’intera playlist caricata dal canale youtube.

Francesco Durante fu considerato nel Settecento una delle più importanti e rappresentative figure della scena musicale europea: è assai significativo che Jean Jacques Rousseau sia giunto a definirlo, con uno di quei giudizi appassionati e, certo, eccessivi che gli erano propri “le plus grand harmoniste d’Italie, c’est-à-dire du monde” (J.J. Rousseau, Dictionnaire de Musique, Paris 1762).
La diffusione delle sue opere , sia vocali, sia strumentali fu enorme, anche se, secondo il costume del tempo, solo una piccolissima parte fu affidata alle stampe: ne fa fede la loro massiccia presenza, in redazione manoscritta, nelle più importanti biblioteche musicali in Italia e all’estero. Il suo singolare talento di didatta che ebbe modo di esplicarsi in vari conservatori di Napoli, con risultati estremamente lusinghieri, se si pensa che alla sua scuola si formarono musicisti come Giovanni Battista Pergolesi, Tommaso Traetta, Vincenzo Legrenzio Ciampi, Domenico Terradellas, Niccolò Jommelli, Niccolò Piccinni, Antonio Sacchini, Pietro Guglielmi, Fedele Fenaroli (non fu suo allievo il Vinci, contrariamento a quanto asserito da F. Florimo “La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatori“, Napoli 1881, Vol 1, p. 181), Continua a leggere

Conoscere Giambattista Basile (decima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Sapia liccarda trattenemiento quarto de la iornata terza

Le metamorfosi

… (continua dalla nona puntata) Le metamorfosi del Cunto hanno come riferimento la straordinaria fortuna e le virtualità delle Metamorfosi di Ovidio, che erano anche un soggetto popolare ed erano diventate un libro emblematico dell’instabilità del mondo. Le Metamorfosi erano l’mmagine più vicina alla trasformazioni che premevano sulla società dei ranghi, che venivano attribuite al gioco della fortuna e che contrassegnavano il mutamento della modernità. La metamorfosi era l’argomento centrale di questi racconti.
Tutti nel Cunto e alla fine del racconto cambiano il loro status, nell’amore e nella ricchezza o nel dolore e nella morte accedendo ai ranghi superiori e a condizioni di vita privilegiate. Il racconto fiabesco racconta sempre di un cambiamento di status. Continua a leggere

Una petizione per la Biblioteca dei Girolamini

riprendo un articolo comparso il 30 marzo 2012 su “Il Fatto Quotidiano” a firma di Tommaso Montanari

Per andare alla petizione on-line cliccare qui

Come mettere Nerone a capo dei vigili del fuoco: la gestione Mibac è sempre più farsesca. Il Fatto Quotidiano, 30 marzo 2012 (m.p.g.)
La figura chiave di questa storia è il nuovo direttore della biblioteca napoletana dei Girolamini: il ‘professore’ Marino Massimo De Caro, che incontro assorto nel maneggio dei volumi più pregiati della collezione, tra pile di libri preziosi incongruamente poggiate sul pavimento, lattine vuote di Coca cola che troneggiano sugli antichi banconi, un’avvenente ragazza ucraina a condividerne l’alloggio conventuale.La biblioteca (pubblica fin dal Seicento e ora statale: 150.000 volumi, in massima parte antichi) è una delle più importanti d’Italia.Ma oggi è chiusa. Perché dev’essere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco . Perché accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca.Comunque stiano le cose, è incredibile che a dirigere uno dei santuari della cultura italiana sia uno degli esemplari più pregiati della fauna del Sottobosco esplorato da Ferruccio Sansa e Claudio Gatti nel libro uscito proprio ieri. Lì De Caro è il mediatore nell’affare del petrolio venezuelano, «uno dei casi più clamorosi di alleanza tra berlusconiani e dalemiani». E se i contatti con Massimo D’Alema sono stati preparati dalla sua carriera di portaborse parlamentare in area postcomunista, all’intima amicizia con Marcello Dell’Utri De Caro arriva grazie alla sua passione vera, quella per i libri antichi. Non che si tratti di un interesse culturale, intendiamoci: la cultura, notoriamente, fattura. Continua a leggere

Treni, annus horribilis. Ora tocca all’Abruzzo.

Questa volta ci troviamo in Abruzzo. A partire dal 12 dicembre 2011 è stata soppressa la tratta Sulmona-Castel di Sangro, una linea ferroviaria molto particolare che attraversa paesaggi mozzafiato nel cuore degli appennini, unica nel suo genere, tanto da essere rinominata la “Transiberiana Italiana“.

Una linea ferroviaria storica, nata nel 1892, come parte integrante di una via ferrata che collegava le regioni centrali con la vecchia capitale del sud, Napoli.
Proviamo a ricostruire in parte la sua storia ricordando una data fondamentale:  Il 15 ottobre del 1860 Garibaldi, insediatosi da circa un mese a Napoli come dittatore, annullò tutte le convenzioni in atto per le costruzioni ferroviarie, e ne stipulò una nuova con la Società Adami e Lemmi di Livorno ( La Adami e Lemmi fu reinserita nella concessione, stipulata nell’aprile 1861 dal governo Ricasoli I. Fu incaricata di realizzare i tratti ferroviari di Taranto-Reggio Calabria, Messina-Siracusa e Palermo-Catania, oltre 900 km di strada ferrata). Continua a leggere

Francesco Durante (quarto ascolto)

In questo quarto ascolto continuo con altri due concerti sempre nell’interpretazione del Concerto Köln: il concerto No. 5 in La maggiore ed il concerto No. 8 detto “La Pazzia” in La maggiore.


… Continua dal terzo ascolto

Francesco Durante non pago del prestigio e della posizione assunti nella vita musicale napoletana egli tentò anche di ottenere il posto di primo maestro, già di Leo, presso la Cappella reale. A questa carica si accedeva per concorso. Insieme con Durante, vi presero parte Giuseppe de Majo, Giuseppe Marchitti, Nicola Sala e altri ancora. La commissione esaminatrice era formata da Giovanni Battista Costanzi (Roma), Giacomo Antonio Perti (Bologna), Niccolò Jommelli e Johann Adolph Hasse (Venezia). L’esame ebbe luogo il 21 aprile 1745. La prova effettuata da Durante consistette nell’elaborazione, sopra un cantus firmus tratto dall’Introito Protexisti me Deus della “Messa di un Martire” (Tempo pasquale), di un motetto a cinque voci (SSATB) in severo stylus antiquus. Continua a leggere