Francesco Durante (secondo ascolto)

Continuiamo la scoperta di Francesco Durante con i suoi Concerti nell’interpretazione del Concerto Köln (sul canale youtube per ora ne troverete due, il concerto No. 1 in Fa minore ed il concerto No. 2 in Sol minore).


Nello scorso articolo ho voluto presentare Francesco Durante con una sua opera sacra: le “Lamentationes Jeremiae Prophetae“.

Riprendiamo quindi dalla frase di Jean Jacques Rousseau che scriveva nel suo Dictionnaire de Musique che Durante doveva essere considerato “le plus grande harmoniste d’Italie, c’est-a-dir du monde”.

Questo giudizio – osservava acutamente Francesco Degradaespresso in un’epoca nella quale avevano da poco concluso la loro attività creativa personalità della statura di Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Hándel, Jean Philippe Rameau, quando Cristoph Willibad Gluck e Joseplì Haydn erano già musicisti affermati e Mozart si affacciava alla ribalta della notorietà, riflette l’altissima considerazione della quale Durante godette presso una consistente corrente critica nel corso del Settecento“.
Al contrario, il disinteresse della musicologia (non soltanto nostrana) nei suoi confronti in tempi recenti è evidente e il silenzio intorno alla sua vasta produzione musicale che predilesse sommamente i generi vocale e strumentale e ignorò il teatro d’opera è, a dir poco, imbarazzante.
In altre parole, il “caso Durante” (purtroppo non l’unico nell’immenso orizzonte della geografia musicale europea, soprattutto d’epoca barocca) è di quelli che devono far riflettere: basti pensare che soltanto una sparuta raccolta di saggi in riviste o in frettolose voci di enciclopedia o in laconici capitoli di storia della musica, sono stati dedicati a questo compositore.

Troppo poco se si pensa alla differenza che intercorre fra un saggio tendente a sviluppare un aspetto particolare della biografia e dell’opera di un autore e una monografia organica e integrale che di questo vuole offrire una ricostruzione e un’interpretazione esaustiva. Né l’opera di Durante merita il trattamento finora riservatole delle cose di secondamano. Non lo merita prima di tutto perchè di seconda mano non è; al contrario, essa figura nel firmamento della musica vocale e strumentale europea intorno alla metà del Settecento, come stella di prima grandezza la cui luce investe e condiziona un’intera generazione di musicisti, a incominciare da Mozart. Inoltre essa offre non pochi motivi di riflessione intorno ad uno fra i più significativi periodi della storia della musica occidentale: il Barocco ovvero la categoria estetica e storiografica più difficile da delimitare ma anche quella in cui si realizzano le metamorfosi di stile, di forma, di linguaggio più radicali. Un’epoca in cui la musica penetra nel profondo della sua essenza e la trasfoma. Un’epoca in cui le leggi della costruzione musicale si fanno salde e definite, derivate l’una dall’altra senza che vi si intromettano altri elementi oltre quelli dell’oggetto da costruire cioè dell’immagine sonora perseguita. Un’epoca in cui l’influenza delle arti visive si fa molto forte.

Francesco Durante ben riflette nella sua arte l’ambiente culturale in cui operò, coniugando in una sintesi davvero mirabile, gli stilemi della tradizione musicale napoletana con i modelli compositivi di derivazione europea, soprattutto sul versante della produzione sacra e strumentale di cui fu – non a caso – figura rappresentativa fra le più eccelse. A differenza dei suoi contemporanei Porpora, Feo, Leo e Vinci, che godettero di fama internazioanale per mezzo delle loro opere teatrali, Durante ottenne i massimi riconoscimenti in vita e post mortem, soltanto attraverso le suo opere vocali; didattiche e strumentali.
Sebbene una carriera simile alla sua non fosse del tutto trascurata dai musicisti napoletani attivi nella prima metà del Seicento o fra quelli formatisi in ambiente romano, era invece un fatto inconsueto per un compositore napoletano di un secolo dopo. Quasi tutti i maestri napoletani di questo periodo, preferivano cimentarsi innanzittutto nell’opera, riservando semmai gli ultimi anni della loro attività creativa alla musica religiosa e all’insegnamento.

(La partitura che vedete nell’articolo è una pagina autografa di Durante, “Magnificat in Si bemolle maggiore, 5 voci”) 

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