Conoscere Giambattista Basile (ottava puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

Come da tradizione allegherò alla fine dell’articolo un’altra favola da “Lo Cunto”  letta da Peppe Barra: “Li mise trattenemiento secunno de la iornata quinta”

Il Cunto

… (continua dalla settima puntata) Nel Cunto si trova per la prima volta individuata, scomposta e riorganizzata una serie di componenti in un modello che in seguito si è infiltrato e diffuso nelle tradizioni del racconto europeo attraverso canali che hanno aggirato le procedure ed i riti della società letteraria.
Il Cunto è un sofisticato racconto multiplo. Ha una struttura ad “albero speculare”. Nel corso di un racconto (il 50°, la storia di Zoza, la principessa che non ride, e di Taddeo, il principe già sepolto) vengono raccontati altri 49 racconti e varie serie di microstorie. il 49° racconto – I tre cedri – ha un intreccio speculare rispetto al 50° racconto e può essere considerato una mise-en-abyme dell’opera.

Una teoria dello specchio – il mondo è doppio e c’è un rapporto speculare tra realtà e finzione – è frequente in questa e nelle altre opere di Basile ed è un tema dominante nella cultura barocca.
E’ una teoria che viene estesa alla scrittura letteraria e si forma in parallelo alle nuove scienze che rivelano come le leggi della natura siano occulte e non compaiano nelle sua manifestazioni. La realtà è, anche per le scienze, soltanto apparenza.
Questa teoria è esplicitata in più luoghi del Cunto. Con il 49° racconto la narratrice costruisce un racconto speculare al primo racconto, del quale è protagonista la decima narratrice, la principessa ingannata del 50° racconto (il cunto de li cunti). Nel raccontare l’ultimo racconto la principessa non licita una finzione ma pronuncia una verità. Tutti gli ascoltatori capiscono che è il racconto delle sue vicende personali. Come tale è illecito nel giardino della corte e in un momento di passatempo.
Questo racconto interrompe drammaticamente il gioco cortigiano dei racconti (cunto de li cunti): la verità è insopportabile per l’intrattenimento e per le corti. Il racconto è finzione e non può permettersi di enunciare verità. E’ una norma stabile dell’arte di corte, che ha il fine di intrattenere non quello di insegnare, che tocca ad altri modelli ed arti.

Il Cunto ha anche la struttura au contraire di un’opera teatrale. I testi teatrali prevedevano abitualmente 5 atti e 4 intermezzi giocosi. Il Cunto ha 5 giornate di recitazione comica e 4 egloghe che hanno la funzione di intermezzi “morali”:
Ogni giornata di racconti si chiude con un’egloga di argomento morale recitata da due servi-attori. La coppella è lo strumento con cui si rivela il vero aspetto dell’uomo sotto la copertura che le convenzioni sociali impongono. La tintura è lo strumento con cui si copre il vero aspetto dell’uomo. La stufa è lo strumento che rivela come tutti i piaceri del mondo possano venire a noia: figli, amori, musiche, cibi. L’uncino è lo strumento con cui si strappa al mondo quel poco che è possibile strappargli.
I racconti del Cunto sono costruiti intervenendo su tutte le componenti correnti del racconto umanistico destinato alle “veglie” signorili e mercantili e assemblandole in un nuovo ordine. Gli interventi riguardano in primo luogo il tempo, lo spazio, le persone, l’azione. Il primo effetto cercato è l’annullamento di ogni possibile identificazione del racconto ottenuto lavorando sull’asse spazio-temporale. Il fiabesco ha tempi e luoghi totalmente diversi da quelli della cronaca:

  • Il tempo fiabesco è indeterminato. La sua misura è l’indeterminatezza della leggenda (c’era un volta…) o del rito (un viaggio dura 7 anni 7 mesi 7 giorni 7 minuti). Tra i movimenti dell’azione intercorrono quantità di tempo indefinite.
  • Il luogo fiabesco non è identificabile. Ha una topografia intermedia tra il noto e l’ignoto. Le persone fiabesche (e gli ascoltatori) si muovono tra le strade e le piazze note della città e dei casali e le pianure e i castelli che sono sotto le radici degli alberi d’oro e i prati e le sale da pranzo con tavole imbandite che sono nel ventre dei pesci.
    L’aspetto più angoscioso della modernità era il disordine che questa induceva nel rigido organismo del sistema sociale. Nessuno era più sicuro del proprio ruolo e della propria posizione. Nello stesso tempo ognuno poteva tentare percorsi sociali sino ad allora imprevedibili o impossibili.
  • Per questo le persone fiabesche hanno nomi e caratteri che non dicono nulla sulla loro identità ma segnalano la loro posizione nella gerarchia della società dei ranghi: sono re, principesse, villani, mercanti. Pochi libri avanzano l’ipotesi di una trasformazione possibile della gerarchia dei ranghi, ma molti libri segnalano la frequenza dei moti che la interessavano, considerati irregolari e pericolosi da una parte, avventurosi e invitanti dall’altra. Sono i due volti della modernità.
  • Per questo il racconto è azione. ogni racconto si produce in una sequenza che prevede un conflitto (in famiglia), una prova (in viaggio) e un mutamento di status (in famiglia)

Il lettore distratto non sia indotto in errore dall’uso di storie provenienti dalla nebulosa del racconto popolare, dall’uso della lingua napoletana, dalle parodie della letteratura colta. Il Cunto è un’opera di sofisticata letteratura. Se usa i materiali della cultura locale è per i suoi fini di passatempo comico in gran parte desunti dal teatro. E’ anche un’opera che alimenta la tradizione della letteratura in lingua napoletana che lavorò, al pari di altre letterature, ma da un altro punto di vista, alla costruzione dell’immagine e dell’identità di Napoli.
In questo senso vanno letti i molti materiali della cultura locale. Il progetto del testo prevedeva anche l’adattamento alle esigenze della comunicazione cortigiana di materiali dei saperi considerati marginali e impropri per il discorso letterario. La cultura locale era la dimensione in cui tutte le icone dell’enciclopedia colta potevano essere ricollocate cambiando di segno e diventando ridicole.

(…Continua)

(fonte “Protagonisti nella storia di Napoli – Giambattista Basile”, Elio de Rosa editore)

Le illustrazioni sono di Warwick Goble, per l’edizione inglese del Pentamerone (“Stories from Pentamerone”, Londra 1911).

Di seguito vi carico la lettura di “Li mise trattenemiento secunno de la iornata quinta

[audio http://www.fileden.com/files/2011/12/13/3238167/Basile%20Giovan%20Battista%20-%20Il%20Pentamerone%20-%2007.mp3]
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One thought on “Conoscere Giambattista Basile (ottava puntata)

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