sull’ipocrisia e sulla falsità, ovvero la nevrosi collettiva sulla morte di Giorgio Bocca

Cosa c’è di sbagliato nel giudicare l’operato di un uomo, che sia egli vivo o morto?

Sto leggendo sul web numerosi articoli di giornalisti e blogger ed i commenti che ne seguono e posso dire con sufficiente sicurezza che il web si divide in due correnti di pensiero:
– i detrattori di Bocca (tra questi troviamo anche i denigratori)
– i sostenitori di Bocca (tra questi troviamo anche i fanatici)

Per uscire da questa nevrosi collettiva sarebbe utile analizzare direttamente le parole di Giorgio Bocca.
E’ chiaro che questo mio tentativo sarà approsimativo e rozzo… e la mia categorizzazione (detrattori VS sostenitori) potrà sembrare forzata ma quello che mi preme è semplicemente riflettere e lì dove possibile creare un dialogo.

La prima cosa che ho notato è che il cordoglio di tutti i giornalisti e di tutte le istituzioni si muovono su un leitmotiv identico: grande partigiano, grande giornalista, il coraggio della verità, l’uomo antifascista, coerente tutta la vita, antiberlusconiano di ferro, finto bastian contrario (queste le ho prese direttamente da Repubblica e da Il Corriere della Sera) e che ben pochi hanno fatto cenno alla sua carriera e soprattutto ai suoi esordi nel mondo degli “intellettuali”.
Ho poi notato che con livore si attaccavano i tanti che hanno espresso (in modo anche duro) le loro perplessità sul processo di santificazione mediatica del morto Giorgio Bocca.

E’ davvero molto interessante quello che leggo. Viene fuori infatti un’Italia sedicente colta intrisa di ipocrisia. E poi c’è un Italia “popolare” ancora forte e sana che viene giudicata male dall’Italia “colta”.
C’è chi, con un autentico atto di presunzione, bastona i “popolani” sudisti ed i napoletani i quali si lamentano, come è in loro diritto, delle brutte esternazioni di Bocca, le ricordano e le scrivono o trascrivono ovunque.
In pratica in questo ragionamento contorto si mettono sullo stesso livello un intellettuale ed un popolo (il che già di per sé è molto indicativo).

Secondo queste persone è il popolo che sbaglia immerso com’è nella propria ignoranza ed è sempre il popolo che non riesce a cogliere “le provocazioni” dell’intellettuale.

Ma torniamo alle sue “esternazioni” che nel tempo sono state bollate come provocazioni, perché gli intellettuali, si sa, sono dei gran provocatori.

Ho recuperato un interessante documento datato 14 agosto 1942. Un ventiduenne Bocca che si occupa di un tema “spinoso” per l’epoca, siamo nel 1942 e l’articolo di Bocca si intitola:
Documenti dell’odio giudaico: I “Protocolli” dei Savi anziani di Sion.
Per completezza trascriverò qua parte dell’articolo e caricherò il file. (per sapere cosa sono i “Protocolli” cliccare qui, oppure dare un’occhiata alla puntata di Enigma proprio su questo documento)

“Sono i protocolli dei Savi anziani di Sion un documento dell’internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo Ebreo intende giungere al dominio del mondo. La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana. Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione. Il povero “gojm” o “gentile” così il testo chiama i non Ebrei, leggendo quei protocolli rimane stupito ed atterrito. Anche se è in grado di sceverare (separare, discernere) da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio. Il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un’opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell’ombra ed al riparo di propizi paraventi.
Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo Ebreo è già arrivato e quali dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo.
In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i “gentili” sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccio all’utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione.
Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l’opera di dissolvimento. I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell’aristocrazia e del clero. Gli Ebrei preparano la rivoluzione francese e l’aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della
… omissis …    -sentare gli Ebrei come popolo si esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo. Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù.

Giorgio Bocca

Fonte “La Provincia Grande, sentinella d’Italia. Foglio d’Ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento – Cuneo” 14 agosto 1942. Il Grassetto è mio ed è presente solo un omissis ma l’articolo è molto chiaro.

Si dirà “ma siamo nel bel mezzo di una guerra e Bocca è molto giovane, appena 22 anni”.
Allora vediamo cosa succede di lì a pochi anni.
Dopo l’armistizio del 1943 fondò Giustizia e Libertà e passò alla resistenza partigiana e nel 1945 firmò la condanna a morte di cinque combattenti della Repubblica Sociale di Salò.

Qua non mi interessa far notare la visibile contraddizione, l’Italia è piena di voltagabbana anche in periodo di pace e non voglio nemmeno giudicare moralmente un ragazzo di 22-25 anni.
Voglio invece puntare il dito su due atti forti:
accusare un popolo attraverso un DOCUMENTO FALSO (i protocolli dei Savi anziani di Sion), i protocolli furono dichiarati falsi dal 1921.
condannare a morte cinque persone anche se avversarie.
Entrambe le azioni parecchio deprecabili.

Passiamo poi ad altri fatti: ho notato che sempre quel gruppetto di “colti” cita Bocca senza conoscere almeno parte delle sue inchieste o dei i suoi libri.

Andiamo a vedere da vicino due delle sue opere:
Nel suo “Il Provinciale – settant’anni di vita italiana” (Arnoldo Mondadori editore) parte con la descrizione della sua vita dalla sera del 12 settembre del 1943 omettendo i primi anni, anzi riportando in modo molto romanzato quelli che lui chiama gli anni della neve e del fuoco (I capitolo).
A me qualche dubbio resta.
Continua con il II capitolo, “La guerra di casa”, dove c’è una descrizione della sua vita da partigiano, da antifascista militante. Rastrellamenti, corse, morti. In una parola la guerra. Questo capitolo è più ricco del primo, molto più forte del primo.
Mi viene da pensare che la vita di Bocca cambi del tutto e che quindi nel suo libro necessariamente sia stata data un’importanza maggiore al suo periodo antifascista.
E poi si arriva al capitolo IX del libro “Gli anni di piombo” dove descrive il processo ai primi brigatisti, 19 marzo del ’77.
Peccato che nel 1975 sostenne che l’esistenza delle Brigate Rosse fosse in realtà una favola raccontata agli italiani dagli inquirenti e dai servizi segreti.
E’ molto importante, a questo proposito, ricordare un’altra sua opera: “Noi Terroristi – 12 anni di lotta armata ricostruiti e discussi con i protagonisti” Garzanti editore dove si parla di quella “favola raccontata dagli inquirenti”.

Questi sono fatti e ciascuno di noi può farsi un’idea in proposito. Perché dunque bacchettare il popolo? Perché giudicare le lamentele del sud?
Si riesce a capire e scusare un giovane Bocca ma non si riesce a comprendere la rabbia di un popolo?

Non riporto qui tutte le sue dichiarazioni anti-meridionaliste perché lo trovo superfluo. Se sarà necessario raccoglierò tutte le sue dichiarazioni non solo sul sud ma anche su Pasolini, Sciascia, Pansa e molti altri.
Continuo anche in questo articolo ad affermare il MIO DIRITTO di accusa: la “sua lotta armata come forma di disperata affermazione sociale” è molto lontana dal percorso di NON VIOLENZA fatto da altri.

Io HO IL DIRITTO di rivendicare i precetti di NON VIOLENZA e di sentirmi moralmente lontano dal giornalista Giorgio Bocca, senza essere, per questo motivo, tacciato di pressapochismo.
Faccio parte del popolo rozzo, ignorante e villano ma capisco perfettamente cosa sia la NON VIOLENZA.

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