una storia lunga un viaggio… in treno (parte seconda)

… Il racconto continua, passiamo ora al periodo del boom economico. Gli italiani del sud continuano incessantemente a portarsi nel nord Italia, negli anni ’50 e ’60 soprattutto come mano d’opera da impiegare nelle fabbriche e poi negli anni ’70 e ’80 per occupare posti di lavoro diversi. Un’emigrazione di giovani laureati che occupano soprattutto scuole e in generale occupazione pubblica.
Nei 40 anni di emigrazione i treni  scandivano le vite di molti pendolari, di molte famiglie traferitesi al nord e continuava paradossalmente l’impoverimento delle genti nel sud.
Sempre nei 40 anni di emigrazione accadono altri imprevisti: un dissesto economico delle Ferrovie dello Stato (FS) che diventano S.p.A dal 1995 e la seguente pseudo “liberalizzazione” (liberalizzazione  delle stesse ferrovie che hanno dato la gestione del servizio passeggeri a Trenitalia S.p.A.)

Ad oggi la situazione del sistema ferroviario italiano è la seguente: nel trasporto merci vi sono più imprese indipendenti in concorrenza fra loro; nel trasporto passeggeri internazionale vi sono due società indipendenti, partecipate da Trenitalia, che operano su relazioni specifiche mentre il resto del traffico è gestito da Trenitalia; nel trasporto passeggeri a lunga percorrenza nazionale, pur essendovi la possibilità teorica di più operatori, Trenitalia opera la totalità del traffico.
In pratica abbiamo un quasi monopolio da parte della società Trenitalia che non avendo obblighi morali o statali può decidere, (nel libero mercato) di tagliare treni considerati poco redditizi.

In questa tragica cornice dall’11 dicembre Trenitalia ha deciso di tagliare i treni notturni che dalla Sicilia si portano al nord. Quindi di considerare alcuni italiani (anche turisti) di “serie B”. Chi vorrà andare dalla Sicilia al nord Italia dovrà fare a meno di quei treni a lunga percorrenza dai nomi evocativi – il Treno del sole (Palermo-Torino), la Freccia della laguna (Siracusa-Venezia) o il Treno dell’Etna (Catania-Milano) – che per decenni hanno attraversato lo Stivale.

Un simbolo non soltanto dell’emigrazione ma anche dell’unione. Questi treni sono stati eliminati e tutti i passeggeri verranno scaricati a Roma e da Roma dovranno trovare una coincidenza per il nord. Per il percorso inverso la tappa intermedia obbligata sarà invece Bologna. Nel 2005 erano 56 i treni circolanti da Nord a Sud e viceversa, ridotti poi a 26 e dall’11 dicembre se ne sono salvati solo 10. Con un particolare non trascurabile: le partenze saranno possibili solamente da due città dell’isola, cinque da Palermo e cinque da Siracusa, naturalmente con destinazione ultima Roma.

Tanto il business non si fa andando (tornando) al Sud e soltanto negli ultimi 3 anni – almeno così dice Trenitalia – sui treni notte c’è stato un calo del 25% dei passeggeri. Non è d’accordo con questi numeri Franco Spanò, segretario generale Filt Cgil, che oltre a dichiarare che così: “Viene negato ai siciliani il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale”, dice: “Che il numero dei passeggeri sui treni notte dalla Sicilia fosse basso è una falsità. Anzi, da un anno e mezzo Trenitalia porta avanti una politica di disincentivazione, ostacolando le prenotazioni e preferendo far viaggiare i vagoni vuoti per poi usare questo argomento a sostegno delle sue irresponsabili scelte”. (fonte “Il Fatto Quotidiano”)

Siamo arrivati dunque a fine 2011 per vedere tagliati 46 treni (dei 56 del 2005). Un sud che ciclicamente si trova tagliato o spogliato delle sue opportunità.

– coprire un debito pubblico (nell’Italia postunitaria)
– subire decisioni centralizzate (nell’Italia del boom economico)
– subire tagli (nell’Italia delle liberalizzazioni)

Vi linko anche un bell’intervento su radio 3 proprio su questo argomento, ascoltate qui sotto.

(nell’intervento radiofonico viene riportato un errore commesso nel giornale “La Stampa” a firma di Laura Anello dove la famiglia reale del Regno delle Due Sicilie viene scritta “Borboni”, mentre la famiglia reale era dei Borbone. Se si vuol fare il plurale del cognome bisogna comunque scrivere “borboni” in minuscolo perché non è più un cognome)

(per leggere la prima parte clicca qui)

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3 thoughts on “una storia lunga un viaggio… in treno (parte seconda)

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