conoscere Giambattista Basile (prima puntata)

Si dice che vi sono due metodi per cancellare l’identità di un popolo: il primo, quello di distruggere la sua memoria storica; il secondo, quello di sradicarlo dalla propria terra per mischiarlo con altre etnie.

In pochi testi e in poche antologie italiane viene trattato in modo esaustivo Giambattista Basile. Bisogna aspettare studi universitari specifici per conoscerlo o forse riconoscerlo. Tenterò nei miei infiniti limiti di presentare questo uomo di lettere, questo “scrittore unico nel suo genere per il Seicento italiano. Dalla penna e dall’immenso estro letterario e linguistico dell’autore da una parte, e dall’osservazione meticolosa della realtà e dei racconti popolari del suo tempo,  Benedetto Croce”.

La querelle della data e del luogo di nascita

Oggi si ritiene che il Basile sia nato il 25 febbraio del 1566 a Giugliano, anche se Benedetto Croce la fissa data al 1575 ed altri studiosi la anticipano al 1572. Per il luogo di nascita partiamo dall’archivio della parrocchia di S. Nicola in Giugliano dove al Libro I dei battezzati è trascritto l’anno di battesimo del poeta, da cui si ricava che egli ebbe i natali a Giugliano.
Lasciando perdere il Corrado che in un suo libro di cronache e ricerche sulla città di Aversa (1912) lo fa nascere addirittura a Parete. La tesi di quanti, Croce in testa, lo ritengono nato a Napoli, si contrappone alle attestazioni del Santoro (Scuola di Cantofermo, 1715), di Lorenzo Giustiniani (Dizionario Geografico, 1797), di Agostino Basile (Memorie istoriche della terra di Giugliano, 1880) e di qualche altro studioso, i quali ritengono che il Basile è giuglianese.

Ad ogni modo a Giugliano, feudo dei Pinelli, Basile morì: e su questo punto non ci sono diversità o conflitti di opinioni. A Giugliano era stato mandato nel 1631, mentre lavorava al Teagene, come governatore feudale (fu il suo ultimo incarico), e a Galeazzo Pinelli duca d’Acerenza saranno dedicate dal curatore Salvatore Scarano le edizioni della prima e della seconda giornata del Cunto, apparse separatamente nel 1634 presso lo stampatore napoletano Ottavio Beltramo.
In quell’inverno 1631-1632 ci fu una spaventosa eruzione del Vesuvio, che causò 3000 morti e distrusse quasi tutti i paesi alle sue falde, provocando la rovina delle campagne circostanti, sepolte sotto una pioggia di lava infuocata, di pietre incandescenti, di lapilli, di cenere. Il Basile ne restò fortemente impressionato: per la prima volta (il vulcano taceva da mltissimi anni) si trovò, impotente, ad assistere ad un cataclisma provocato dalle misteriose imponderabili collere della natura, e sull’emozione suscitatagli dall’avvenimento scrisse tre sonetti ad esso ispirati.
Furono, probabilmente, gli ultimi versi che compose, giacché subito dopo l’eruzione, e forse in conseguenza di essa, << insorse – scrisse un cronista del tempo – un mal di canna (di gola) così crudele e contagioso che parve peste, nel quale in pochi dì morsero infinite genti…>>. Fra le vittime illustri della terribile epidemia ci fu anche il Basile, che si spense prematuramente ed improvvisamente il 23 febbraio del 1632 appunto.
Anche della morte e sepoltura del poeta esisteva il relativo documento trascritto nel registro dei morti della parrocchia di S. Anna di Giugliano, malauguratamente distrutto in un incendio. Ma la notizia è acquisita dagli studiosi e dallo stesso Croce, ed il testo nella sua forma originale si trova riportata nel numero unico pubblicato per il centenario di S. Giugliano celebrato in Giugliano nel 1922: “Anno Domini 1632, die 23 februari, Dominus Ioannes Baptista Basile, gubernator Iuliani, vitam cum morte permutavit sine sacramentis, et sine electione sepulturae: tamen de licentia RR. Capituli Aversani, quae apud me servatur, eius corpus fuit sepultum in Ecclesia S. Sophiae loco depositi cum magna pompa funerali.”
La lapide che copriva il corpo, murata sotto il pulpito, fu nel 1876 asportata e infranta e le ossa andarono disperse.

Concludiamo queste divagazioni soffermandoci ancora una volta sulla data di nascita del poeta, trascrivendo l’atto di battesimo del Libro I dell’archivio dei battezzati della parrocchia di S. Nicola in Giugliano al quale si accennava prima: “Die 25 februari 1566. Ego Altobellus Taglialatela curatus sancti Nicolai baptizavi infantem legitime natum ex coniugibus Ioannis Jacobi Basilis et Landoniae Milone huius parrocchiae cui impositum est nomen Joannis Baptistae. Obstetrix fuit Diana Barrese, patrinus vero fuit Joannis Baptista dello preyte Scupizza”.
Se i documenti servono, come servono, ad attestare l’inoppugnabilità dei dati, la questione potrebbe anche essere chiusa col dichiarare che il Basile nacque a Giugliano. Ma c’è chi formula l’ipotesi che si tratti di omonimia, osservando come in quest’atto di battesimo il nome della madre, Landonia, differisca da quello di Cornelia Daniele Basile alla quale da Mantova il Gonzaga scriverà due lettere magnificandole le doti canore della figlia Adriana. Così i dubbi sembrerebbero sussistere, anche se in definitva Giugliano a quesi tempi era un casale e non contava tanti abitanti da indurre a ritenere che potessero esserci nati più d’un “Basile”.
(fonte “Protagonisti nella storia di Napoli – Giambattista Basile”, Elio de Rosa editore)

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